Cambio di residenza online per tutti gli italiani: una guida e qualche consiglio

cambio di residenza online per tutti gli italiani una guida e qualche consiglio

Abbiamo provato il servizio di cambio di residenza online, dal 27 aprile disponibile per tutti i comuni italiani, dopo la fase di sperimentazione limitata a solo trenta di loro.
Un grosso passo avanti a beneficio del cittadino, che ora può fare tutto con comodità online anche per cambi di residenza tra comuni diversi senza più doversi recare di persona o – per i Comuni che lo permettono – seguire modalità online o pec macchinose o burocratiche con numerosi allegati e fotocopie di documenti di identità.



Come funziona il cambio residenza online

Il servizio, raggiungibile da anagrafenazionale.interno.it, è infatti un insieme di semplici e chiari moduli web, in parte da compilare in modo semplice e in parte pre-compilati con le informazioni che già si sanno di noi. Per prima cosa bisogna fare l’accesso certificato, via Spid, Cie o Cns. Dopo si clicca su Cambio residenza. Bisogna poi dire se si fa un cambio verso una nuova residenza o verso una famiglia esistente.

Loading…

cambio di residenza online per tutti gli italiani una guida e qualche consiglio

Più del dettaglio, possibile inviare una richiesta per: nuova residenza, che riguarda il trasferimento in una nuova abitazione, anche dove sono già presenti persone con cui non si hanno vincoli di parentela o affettivi; residenza in famiglia esistente, in un’abitazione dove sono presenti persone con cui si hanno vincoli di parentela o affettivi, indicando uno dei componenti della famiglia in cui si entra a far parte. La piattaforma ha diversi menu sulla sinistra: generalità, stato civile, cittadinanza, famiglia, residenza, immobile, allegati, riepilogo.Le generalità, lo stato, la cittadinanza, i componenti della famiglia e l’attuale residenza li conosce già. I dati sono già precompilati. Bisogna indicare per quali componenti è chiesto il cambio residenza. Per la nuova residenza bisogna indicare i dati, ossia l’indirizzo e anche il titolo posseduto che dà diritto al cambio: casa di proprietà, affitto, comodato d’uso gratuito o altro titolo che l’utente può specificare.In allegati possiamo aggiungere le prove di quanto diciamo; ma non è un campo obbligatorio. Si potrebbe sperare che la PA sia in grado di verificare da sola la veridicità, ma nel dubbio meglio allegare i vari contratti e la registrazione presso l’agenzia delle Entrate. Fondamentale anche indicare le fasce orarie di reperibilità per il controllo dei vigili, previsto dalla legge.In riepilogo vediamo se manca qualche dato necessario; la piattaforma ci avvisa e ci dice cosa bisogna aggiungere. Se c’è tutto si vede la richiesta compilata in automatico con i dati inseriti e possiamo inviarla. Nella scrivania all’accesso alla piattaforma possiamo vedere lo stato della pratica.Dal ministero all’innovazione (MITD) fanno sapere che i tempi per il cambio non sono indicati perché l’esito della richiesta non è automatico; dipende dalla correttezza delle informazioni e dal controllo dei vigili, con tempi dipendenti da singolo Comune.

La nostra prova

Noi ci abbiamo messo circa dieci minuti. La parte più laboriosa è stato allegare i documenti, comunque non necessari in genere. “Lo è soltanto allegare il titolo del permesso di soggiorno perché il ministero dell’interno non ha ancora completato l’interoperabilità dei database, che è comunque migliorabile in generale su tutta la piattaforma”, spiega Patrizia Saggini, tra i massimi esperti di Anpr in Italia (Anagrafe popolazione residente). In effetti è grazie al completamento dell’Anpr, quindi dell’interoperabilità tra anagrafi comunali, che oggi possiamo avere questo servizio. L’Italia ci ha messo dieci anni – è del 2012 la prima legge per il cambio di residenza online, sotto il Governo online. Finalmente ci siamo, anche se è un passaggio ancora in divenire. Ad esempio, nota Saggini, manca l’interoperabilità per i dati contrattuali: “la PA dovrebbe essere in grado di conoscerli da sola, interrogando l’anagrafe tributaria”. Ricordiamo che il principio dello once only, diritto del cittadino a non dover dare alla PA due volte lo stesso dato, è una legge. Ancora non applicata appieno in Italia. Oggi abbiamo fatto un passo avanti nella direzione giusta, con vantaggi concreti per il cittadino: avanti così, la strada non è completa.

 

Fonte: www.ilsole24ore.com